Poliestere nei vestiti: 
fa veramente male o è solo un falso mito?

Scegliamo cosa indossare per colore o comodità, ma raramente leggiamo l’etichetta. Oggi oltre la metà dei vestiti è in poliestere, una fibra plastica derivata dal petrolio che porta con sé insidie invisibili alla pelle.

A contatto col il calore corporeo, i trattamenti chimici del poliestere possono causare irritazioni e dermatiti. Senza parlare delle microplastiche che vengono rilasciate nell’aria ad ogni sfregamento sulla pelle. Ma quindi fa veramente male? E soprattutto come possiamo difenderci?

Cos'è veramente il poliestere? 

Il poliestere non è un tessuto naturale, ma una plastica derivata dal petrolio. Per trasformarlo nei fili sottili con cui vengono realizzati i vestiti, la plastica viene lavorata ad altissime temperature e trattata con sostanze chimiche, tra cui coloranti sintetici e metalli pesanti.

 

Come viene prodotto? 

 Fase 1 la creazione

Viene prelevato il Petrolio Grezzo, o in alcuni casi si recupera plastica di scarto

Fase 2 Fusione! 

Viene fuso in un liquido denso e appiccicoso

Fase 3 Filtraggio! 

Viene passato in imbuti dotati di microfori per filarlo

Fase 4 La crezio

Mentre passa, si raffredda, creando della “plastica filata”; 

Fase 5 La tintura incriminata

Viene tinto con coloranti sintetici e prodotti chimici

Fase 6 il nascondiglio

Viene mischiato ad altri tessuti per creare abbigliamento

In sostanza, stiamo indossando biancheria al petrolio, con all’interno del tessuto sostanze chimiche tossiche, coloranti artificiali e un po' di cotone per camuffare bene il tutto

Non è la fibra in sé, ma il cocktail chimico il problema vero

Il poliestere vergine è, una bottiglia di plastica in filo, oggetto particolare, ma tossico al 3/5% del totale.

Il problema è il punto 5 della lavorazione che crea una bomba tossica.

Fissanti e coloranti azoici rilasciano sostanze altamente cancerogene, 

PFAS, che sono sostanza chimiche per rendere il capo idrorepellente, lo rendono immortale, oltre a essere chimicamente tossiche per l’uomo e l’ambiente;

plastificanti e ftalati rendono le fibre più morbide, ma le fanno sbriciolare all’ingresso in asciugatrice, o scaldandoli con il calore del corpo, rendono il capo tossico.

Cosa può provocare all’uomo?

La pelle è il nostro organo più traspirante. A contatto con il poliestere, soprattutto quando il corpo si scalda e si suda, le sostanze chimiche e i coloranti possono essere trasferite ai pori, provocando prurito, irritazioni e perfino dermatiti.

A differenza dei materiali naturali, la fibra sintetica trattiene l’umidità sulla pelle, creando l’ambiente ideale per la proliferazione di batteri e cattivi odori.

Ma nessuno controlla la tossicità dei vestiti?

La tossicità del poliestere non è una legenda metropolitana. Enti come “’l’Associazione Tessile e Salute” e norme europee come il regolamento REACH monitorano costantemente la presenza di residui chimici. Le stesse aziende produttrici cercano trasparenza, ricorrendo a certificazioni come la OEKO-TEK per garantire che le fibre sintetiche non rilascino metalli o coloranti tossici all’uomo

Se fosse davvero tossico, come fanno colossi come SHEIN, ADIDAS, NIKE, REEBOOK, PUMA a vendere miliardi di capi ogni giorno senza essere sommersi dalle cause?

SHEIN è finita sott’attacco da parte di associazioni internazionali , procure e perfino GREENPEACE. Test di laboratorio su vestiti e accessori hanno rilevato livelli di piombo, e PFAS centinaia di volte oltre i limiti di legge. In USA e anche in Europa, ci sono azioni legali per frode ai consumatori attive ma…lo vediamo dopo

DETOX MY FASHION è una campagna che ha attaccato pubblicamente colossi come NIKE, PUMA  e Adidas per presenza di sostante chimiche tossiche 20 volte oltre la soglia limite.

Tuttavia, le multinazionali trovano subito la scappatoia.

ZDHC è l’acronimo usato dai grandi marchi che certifica che il capo rispetta i limiti minimi di legge americani ed europei, senza però comunicare che il loro poliestere viene prodotto in stati dove il limite o non esiste o è talmente alto da essere sempre tollerabile (leggi Cina, India, Pakistan). E così quando scatta un problema, la colpa ricade sempre sul povero importatore che non rispetta gli standard di qualità, ritirando qualche capo e cambiando nome al fornitore, senza risolvere veramente il problema.

Ma perché le cause non bloccano la filiera, e nulla cambia dagli anni 90?

I grandi colossi non infrangono la legge usando il poliestere, ma sfruttano i limiti di tolleranza consentiti. Un singolo capo rientra nei parametri, ma indossare fibre sintetiche trattate chimicamente ogni giorno, crea un effetto accumulo sulla pelle che la legge non può misurare. Non a caso, inchieste internazionali e test di laboratorio indipendenti continuano a sanzionare le multinazionali per la presenza di sostanze tossiche e microplastiche oltre i limiti nei vestiti di uso quotidiano.

Come possiamo difenderci noi?

Ovviamente la soluzione sarebbe smettere di comprare questi prodotti, tuttavia li abbiamo in ogni capo che utilizziamo, dalla t-shirt, ai pantaloni, ai boxer, per non parlare dei reggiseni, le lenzuola, gli asciugamani, le tovaglie, i giacconi, i vestiti tecnici da bici, calcio, nuoto, atletica, nelle scarpe e perfino nei vestiti dei neonati, 

Cancellarlo dall’oggi al domani sarebbe un problema per tutti, la soluzione è semplicemente evitare di abusarne. Quando si compra un capo, controllare la composizione, se ha poliestere si evita, o ne si compra meno, preferendo biancheria in cotone, in lino, di lana, in Alpaca in inverno, o in vera pelle come le scarpe e i giacconi tutti materiali meno tossici e più naturali.

Ridurre il consumo di questi materiali è l’unica soluzione che possiamo attuare per migliorare la nostra salute e fare in modo che il mondo cambi rotta.

 

Anche dal parrucchiere e dall’estetista la scelta è fondamentale

Quando ti siedi sulla poltrona del tuo salone di bellezza preferito, il momento del lavaggio del capello è una coccola. Ma di che materiale è fatto quell’asciugamano?

Molti saloni utilizzano asciugamani monouso o in microfibra di poliestere: opzioni molto economiche che tuttavia espongono la cute porosa e calda al contatto diretto con le fibre plastiche.

La soluzione? Asciugamani in cotone.

Per garantire ai clienti un’esperienza di puro benessere e la massima sicurezza sulla pelle, i migliori parrucchieri e saloni di bellezza del Triveneto si affidano al servizio specializzato di Water Wash.

L’azienda acquista, noleggia e lava asciugamani in cotone di prima qualità, trattati con cicli di lavaggio igienizzanti e controllati che preservano la naturalezza della fibra, eliminando ogni rischio di residui aggressivi.

La lavanderia Water Wash offre servizio di lavaggio e noleggio asciugamani in spugna bianchi e neri ai parrucchieri delle province di Belluno, Padova, Pordenone, Treviso, Udine, Venezia e Vicenza garantendo asciugamani puliti, profumati e soprattutto IGIENIZZATI grazie a trattamenti, macchinari e personale specializzato nella cura dei capi. 

Per maggiori informazioni, contattaci al 346-6396632 o a info@waterwash.it.

La prossima volta che vai dal parrucchiere, non fermarti solo alla simpatia dell’operatore o al prezzo basso. Assicurati che sulla tua testa ci sia solo il confort e la sicurezza di un vero asciugamano in cotone made in Water Wash.

Perché l’igiene, e la salute, sono importanti anche dal parrucchiere e dall’estetista.

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